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Alla scoperta dei lettori Blu-ray interattivi

8 Agosto 2010

pioneerPrende piede anche in Italia la tecnologia blu – ray. Il futuro dei lettori per i supporti Blu-ray è costituito soprattutto da due prodotti lanciati dalla Pioneer, entrambi caratterizzati dalla funzione BD-Live. BDP LX53 e BDP-330 sono due modelli dalla qualità davvero straordinaria. Funzionano come ricevitori AV e garantiscono l’optimum in quanto a riproduzione audiovisiva di film Hd. Tuttavia leggono anche cd, dvd e dispositivi di memoria usb grazie alle apposite porte.

I due modelli non sono semplici lettori. A ben guardare, essi offrono tutta una serie di servizi nel segno dell’interazione e della multimedialità, con un occhio di riguardo ai dati online. Sono connessi ad Internet grazie al Wi-Fi e dispongono anche di una connessione Ethernet. Collegarli in Rete, dunque, sarà davvero semplice. Basterà servirsi della rete wireless domestica tramite uno specifico adattatore oppure attraverso la lan.  La novità sta appunto nel poter accedere a servizi e contenuti presenti online: scene extra; giochi, immagini, trailer, definite funzioni interattive e contenuti bd-live.

Dal menu l’utente, oltre a collegarsi ad Internet, può leggere i feed rss della Pioneer o vedere un video su Youtube mediante la tv collegata al web attraverso il wireless.  Sempre grazie ad Internet sarà possibile venire a sapere quando l’azienda metterà a disposizione gli ultimi firmware per aggiornare i lettori, ovvero dotarli di tutte le funzioni disponibili. Le novità non finiscono qui. Pionner ha creato delle applicazioni gratuite che permettono di trasformare sia l’iPhone che l’iPod Touch in un telecomando che funziona sia per il  BDP-LX53 che con il BDP-330. Il prodotto si distingue anche per l’ottimo audio, da molti ricercato quanto il video in questi ultimi lettori. I componenti audio high-end professionali e la completa  decodifica dei formati audio HD di Dolby e DTS permettono di ottenere un suono di qualità ottima, tanto che l’utente sembra trovarsi in una sala cinematografica mentre guarda il film. Sempre sul piano dell’audio, la tecnologia PQLS multi-surround e l’audio bit-stream PCM rendono ancora più pulito il suono. 

Sul fronte dell’immagine, le note positive sono davvero numerose. I nuovi lettori di casa Pioneer garantiscono immagini molto nitide dai dischi Blu-ray. Funzioni queste assicurate dalla tecnologia Deep Colour e x.v.Colour. I colori sono naturali e brillanti grazie alla capacità dei lettori dell’upscaling a 1080p (HD) delle immagini. Per vivere queste emozioni cinematografiche comodamente dal divano di casa bisogna spendere 399 € per il BDP LX53 e 299 € per BDP-330.

Luca Saulino

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Magix Mp3 Deluxe 16

7 Agosto 2010

mp3Che quella dell’mp3 sia stata una bella invenzione ormai non c’è dubbio. Basti pensare soltanto a come intere discografie possano essere contenute in una chiavetta o in un lettore da tenere comodamente in un taschino. L’addio a scaffali pieni di dischi, audiocassette,  cd e dvd molti lo hanno già dato da tempo, per abbracciare il nuovo formato digitale, spesso ai limiti della legalità per le modalità di diffusione.

Tuttavia il formato mp3 ha un’unica significativa controindicazione spesso dimenticata. Essendo fruibile in tempi record, l’appassionato di musica rischia di cadere nel rischio più comune: l’accumulo indiscriminato di file. Per evitare di avere il computer zeppo di miglia di file musicali, magari nemmeno ordinati per cartelle corrispondenti al genere, all’artista o all’album, arriva un software ad hoc. Spesso, infatti, si finisce per non trovare più il brano desiderato e si rimpiangono i tempi in cui il disco poteva essere riposto sullo scaffale secondo un criterio alfabetico o di genere che sia, apponendo un’etichetta scritta con un semplice pennarello. Il programma in questione è il Magix mp3 Deluxe 16. Una volta installato, si hanno a disposizione tre moduli: Magic Musix Editor 3, Maxix Extreme Print Studio e l’omonimo programma. Il menu più semplice è quello del programma principale che troviamo nella colonna di sinistra. Le voci sono: la mia musica; il mio computer, webradio, scopri musica online. Nelle aree di appartenenza, invece, accediamo ai sottomenu: importare cd; masterizzare; attivare filtri di ricerca e il player (in basso).

La mia musica permette di accedere a tutti i brani indicizzati dal software o alle registrazioni. Il mio computer consente di sfogliare l’hard disk, le unità removibili. Basta mettere il segno di spunta sulla directory e il programma procederà per il resto. Webradio contiene invece i link diretti alle radio che trasmettono da tutto il mondo, divise per Paese e genere. E’ possibile inoltre visualizzare il titolo del brano e nome dell’autore direttamente dall’interfaccia del player. Tra le funzioni del software più interessanti (legata proprio alle web radio) c’è la hit finder, ovvero un motore di ricerca delle hit che appartengono ad un genere indicato dall’utente, registrandole da cinque radio selezionate in base alla qualità di ricezione e ai tag, sempre indicati dall’utente. Le hit vengono inserite nella sezione risultati hit finder. Spetterà all’utente, partendo dalla lista preferiti, a salvare i brani che riterrà di proprio interesse.

Luca Saulino

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Attenti al trojan cattura-password!

5 Agosto 2010

trojanUno scheletro. Ecco la fine che potrebbe fare il vostro computer se infettato da un trojan in grado di rubare le password e svuotare i conti correnti online. I cyber criminali sono sempre pronti a colpire bypassando spesso anche quei computer che l’utente pensa di aver adeguatamente protetto. L’obiettivo dei delinquenti della Rete è rubare le credenziali bancarie, impossessarsi di username e password per accedere ai servizi online. E ancora: i cyber criminali potrebbero compiere un attacco di tipo Ddos, ovvero una strategia per consumare la larghezza di banda di una rete aziendale facendo perdere la connettività. Le azioni che rientrano nella rete botnet purtroppo non finiscono qui. L’attacco potrebbe portare anche ad un sovraccarico del server con numerose richieste di servizi in modo tale da impedire l’accesso ad un sito web, oppure perdere addirittura il controllo dello stesso server.

Tra i trojan più pericolosi che circolano in Rete c’è Zeus, che consente ai cyber criminali di rapire le informazioni sensibili attraverso un file criptato con estensione .ds. Questa tecnica per infettare il pc viene chiamata Command&Control server, perché il trojan scarica da questi server posti sotto controllo un file di configurazione, che contiene le istruzioni sulle informazioni da rubare ed inviare ai “pirati”. Zeus, noto anche come ZBot, fu lanciato nel 2007 da virus writer forse di origine russa. In tre anni questo trojan ha conosciuto una rapida e micidiale evoluzione, tanto che i suoi sviluppatori hanno lanciato un apposito toolkit e venduto su alcuni forum ad un prezzo superiore ai 3mila dollari. Zeus è diventato così una delle maggiori minacce presenti su Internet, in grado di mettere a punto una botnet che ha fatto registrare oltre 1300 server, in crescita continua. Un numero la dice lunga sulla pericolosità di questo trojan: 1241 file infetti, con una media di 50 diffusi sul web ogni 12 ore.

Cifre impressionanti che devono mettere in guardia gli incauti navigatori, i cui computer sono sprovvisti di protezioni antivirali. Zeus si diffonde specialmente attraverso la posta elettronica, con messaggi spam. Mail spazzatura che hanno come mittenti e oggetti organizzazioni governative, sulla carta davvero esistenti, che invece non hanno nulla a che vedere con quei messaggi contenenti i file infetti. Anche Facebook non sfugge a questa minaccia con messaggi che invitano a fantomatiche partite a poker. Per sconfiggere questo trojan esistono procedure manuali e tool di rimozione.

Luca Saulino

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Skebby: comunicare via sms è facile!

3 Agosto 2010

Comunicare con un sms? Da oggi è ancora più facile anche senza telefonino. Il nuovo servizio lo ha lanciato, attraverso una piattaforma business, il marchio Skebby. Il sistema adottato è facile, intuitivo e soprattutto economico. I destinatari? Aziende che desiderano interagire con i propri clienti offrendo un servizio informativo nel segno dell’innovazione. Ancora una volta, dunque, l’sms si conferma con uno strumento di comunicazione riservato non solo all’interazione a livello personale, come può avvenire tra amici, fidanzati, partner, familiari.

Il messaggino diventa indispensabile anche per fare marketing e proporre servizi rivoluzionari per i clienti alla ricerca di informazioni in tempo reale attraverso il canale mobile. Con la piattaforma appena battezzata, Skebby si rivolge ad enti pubblici, aziende, system integrator sviluppatori indipendenti di software le proprie interfacce di programmazione, grazie alle quali integrare nell’immediatezza l’invio e la ricezione degli sms dei propri clienti, nell’ambito di un servizio per cui il cliente avrà dato il proprio consenso. Ma come si articola questa novità di cui si parlava da tempo? Il meccanismo è davvero semplice. Lo scambio di informazioni potrà avvenire sui portali o attraverso software elaborato proprio per gestire gli sms, sia in invio che in ricezione. Un esempio? Il servizio ricevi e rispondi, permetterà, alle aziende di comunicare con i propri clienti in base alle richieste da loro formulate. I servizi potranno essere sia gratuiti che a pagamento, a seconda dei contenuti veicolati.

Le tariffe, ovviamente, varieranno da azienda ad azienda, ed in base alla tipologia di servizio offerto. Per snellire l’invio sarà possibile creare mailing list o canali tematici ai quali il cliente potrà iscriversi, evitando così di essere vittima di spam. Le aziende potranno così inviare offerte speciali, sconti o contenuti relativi agli interessi dei clienti di cui si è a conoscenza. Il successo di queste applicazioni sta nel fatto che finora sviluppare servizi per integrare la ricezione e l’invio di sms comportava tempi davvero lunghi.

Bisognava intraprendere lunghe negoziazioni, presentare business case, e ancora c’era da sobbarcarsi i costi particolarmente elevati per la fase iniziale di set up e le interfacce di programmazione non a portata di tutti. Procedure così lunghe da far diventare un’odissea la ricerca di un servizio innovativo per la propria azienda. Adesso si guarda al futuro grazie alle applicazioni lanciate da Skebby. Basta una partita Iva per incominciare ad inviare e ricevere sms, a partire da 3 centesimi per sms senza altri vincoli.

Luca Saulino

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Iphone: negli USA è legale craccarlo

1 Agosto 2010

iphone_usa1Nel giorno del debutto sul mercato italiano dell’iPhone 4, dagli Usa, patria del melafonino, arriva una notizia destinata a far discutere. Secondo la legge, infatti, è possibile craccare il cellulare apple, ovvero installare applicazioni non autorizzate dalla Apple. A stabilirlo è la nuova regolamentazione del Copyright Office of the U.S. Library of Congress, l’organismo che negli Stati Uniti provvede a  i garantire la tutela dei diritti d’autore e dei brevetti, che ha di fatto modificato il Digital Millenium Act del 1998.

Una piccola rivoluzione davvero inattesa che consentirà d’ora in avanti la pratica del cosiddetto “jailbreak”, in altre parole la possibilità di installare sull’iPhone software non approvati. Da oggi chi si divertirà a farlo non commetterà più alcun reato. Addio, dunque, almeno in questo caso, alla violazione del copyright. La nuova normativa dà il via libera ai possessori dell’iPhone, da sempre vincolati ad installare sul telefonino soltanto le applicazioni sfornate dalla casa di Cupertino, disponibili sull’App Store, il negozio online della Apple, tra i portali più cliccati al mondo. Analogo discorso varrà per l’iPad per il quale sarà in vigore lo stesso principio. Tradotto in soldoni, chiunque potrà trovare un’applicazione compatibile sparsa per la Rete e installarla sul melafonino, così come avviene esempio sul sistema operativo Android di Google. Le novità non finiscono qui. I terminali potranno essere sbloccati, ovvero resi usufruibili con tutti i gestori di telefonia mobile, cosa che invece non accade, se si vuol rispettare la legge, in Italia.

Nessuna polemica intorno alla nuova normativa, a differenza di quanto avvenuto per i difetti di ricezione riscontrati nell’iPhone 4, che avevano fatto scoppiare una vera e propria bufera. Anzi, in questo caso, c’è chi brinda alla vittoria. Si tratta del grande popolo dei consumatori che da diversi mesi si batte per l’uso legittimo e per l’Electronic Frontier Foundation (EFF), organizzazione no profit in difesa dei diritti digitali, che nel 2008 ha presentato i ricordi. Secondo il movimento, anche le applicazioni non prodotte dalla Apple e compatibili con l’iPhone dovevano essere ritenute legali. Resta rigida, invece, la posizione della Apple rispetto al jailbreak. A chiarire il pensiero della Mela è un portavoce della società in un comunicato che già ha fatto il giro del mondo. Secondo la Apple, craccare l’iPhone nfluirebbe negativamente sulle prestazioni dell’iPhone, che «può diventare instabile e non funzionare correttamente», oltre a violare le condizioni di garanzia.

Luca Saulino

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Audiweb: 23 milioni di italiani in Rete

31 Luglio 2010

internetItaliani, popolo di santi, poeti e navigatori, da qualche anno non solo per mare. A confermare l’aumento esponenziale del numero di abitanti nel Belpaese collegati ad Internet è una ricerca diffusa dalla società Audiweb. Secondo l’ultimo studio, nel solo mese di giugno sono 23,78 milioni gli italiani che hanno navigato nel web attraverso un computer. Una percentuale di dodici punti superiore alla precedente, che risale ad un anno fa.

Nello specifico, sempre a leggere i dati elaborati da Audiweb, gli utenti attivi nel giorno medio sono stati 11,73 milioni. In media, ogni italiano ha speso poco più di un’ora e mezza collegato in Rete, consultando circa 168 pagine. Ma quanti sono gli italiani che hanno accesso al web con una certa periodicità? Stando al monitoraggio reso noto in questi giorni, sono 32,5 milioni di italiani tra gli 11 e i 74 anni che si collegano ad Internet, con un incremento del 10,4 %  su base annua.

Interessante anche la classifica dei luoghi da cui ci si collega. In cima troviamo le connessioni tra le mura domestiche (30 milioni), seguite da quelli attive negli uffici (8,9 milioni), e ancora i luoghi di studio (3 milioni), infine Internet point e biblioteche (appena, si fa per dire, 1,9 milioni). Aumenta anche il numero delle famiglie che dispongono di un collegamento web: 11,8 milioni, ovvero 16,9 % in più rispetto a giugno dello scorso anno. Buona anche la crescita dell’alta velocità di Adsl o fibra ottica, a disposizione di 8,4 milioni di connazionali. Nel contempo fa registrare un’impennata anche la modalità alternativa al computer per collegarsi alla Rete, ossia i cellulari, o meglio gli smartphone. In un anno la percentuale di coloro che navigano dal telefonino è salita del 30,3 %, sempre rispetto a giugno 2009. Una percentuale che corrisponde a 4,7 milioni di italiani. Tra abbonamenti e connessioni flat gli italiani confermano che non riescono proprio più a rinunciare a collegarsi ai social network, chattare, consultare la posta elettronica o vedere i propri filmati preferiti, fuori casa e in viaggio. Ma quanto spendono gli italiani che si collegano ad Internet dal cellulare? Anche in questo caso, la spesa aumenta rispetto al passato, in cui l’Internet mobile era appannaggio di pochi. La spesa media va dai 16 ai 30 euro nel 41,7 % dei casi. Ma c’è anche chi non esita a sborsare di più. Nel 27 % dei casi, infatti, la spesa sfora i 30 euro.

Luca Saulino

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Sul web un palinsesto speciale RAI

29 Luglio 2010

raiUn numero sempre più in crescita di italiani non rinuncia ad Internet nemmeno in vacanza. A loro ha pensato la Rai lanciando un palinsesto speciale per chi guarda i canali della tv pubblica attraverso il web. Ai circa 10 milioni di italiani che si collegheranno al web grazie ai punti di accesso Wi-Fi sulle spiagge, nelle piazze, negli alberghi, la Rai propone spettacoli, serial e speciali andati in onda la scorsa stagione, oltre ad alcune anticipazioni per la nuova stagione televisiva. Si tratta di programmi che spaziano dall’approfondimento allo sport passando per la fiction e l’intrattenimento. Una scelta indirizzata non solo ai vacanzieri, se si pensa che quest’estate il 46% degli italiani resterà a casa. Per questa fetta consistente la Rai trasmetterà gli europei di atletica e di nuoto, speciali sul cinema dedicati a Russell Crowe, Pedro Almodovar e Quentin Tarantino agli omaggi a Caravaggio e a Madre Teresa di Calcutta, programmi per bambini con Shrek IV alla musica con Italia Wave Love Festival 2010; e due famosi sceneggiati, per la prima volta disponibili sul sito Rai.tv, come Gamma e il Conte di Montecristo.

Su www.raisport.rai.it gli appassionati di sport potranno seguire numerose gare internazioni di atletica e di nuoto con dirette, speciali, video on demand e blog dedicati, oltre a trovare informazioni sulle medaglie, il calendario e tante altre curiosità. Da segnalare, sempre su Rai.tv, un viaggio nell’arte e nella vita di Caravaggio, a 400 anni dalla morte del grande pittore. Da non perdere, inoltre, uno speciale sullo sbarco sulla luna, le nuove avventure spaziali, la commemorazione della strage di Hiroshima il 6 agosto, con un’attenzione particolare alle nuove frontiere del nucleare. E ancora: il ricordo nell’anniversario della morte, il 26 agosto, di Madre Teresa di Calcutta, il 29 agosto, di Franco Basaglia. Per gli amanti del giallo consigliamo Flavio Insinna e Christiane Filangieri in «Ho sposato uno sbirro» e con le inchieste di «Sherlock Holmes» e del «Tenente Sheridan», due classici tratti dall’archivio Rai. Nella sezione della grande fiction spicca «Bianco e nero» con puntate per la prima volta on line su Rai.tv.  Tanto spazio anche alla risata con una carrellata nel tempo dedicata ad Annamaria Barbera, Paola Minaccioni e Rosalia Porcaro. Sempre alla comicità sono dedicati due speciali, on line il 21 e 22 agosto, con la presenza di Francesca Reggiani.

Luca Saulino

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Il wi-fi arriva negli ospedali

27 Luglio 2010

wifiC’è un numero, seppur ancora troppo limitato, di ospedali italiani che non sono solo luoghi di sofferenza. Per alleviare i disagi delle lunghe degenze in alcuni nosocomi i direttori sanitari hanno deciso, infatti, di mettere a disposizione degli ammalati il wi – fi gratuito. Tra le strutture che offrono questo servizio c’è il Regina Elena e San Gallicano di Roma. Le persone ricoverate potranno collegarsi ad internet attraverso un portatile o qualsiasi altro dispositivo mobile, come un telefonino, un palmare, un Ipad. Così navigare, chattare, collegarsi ai social network più popolari, consultare la posta elettronica, fruire dei propri video preferiti, ascoltare gli mp3 più amati non sarà più un sogno per chi è costretto a trascorrere periodi più o meno lunghi in una stanza d’ospedale.

In questo caso, il progetto è stato possibile grazie al sostegno della Provincia di Roma. L’ente ha provveduto a collocare i punti di accesso alla Rete in diverse zone del territorio capitolino. «La procedura di connessione è semplice – afferma l’ingegner  Gianluca Ferrara, responsabile dell’Area Informatica degli Istituti – è sufficiente accedere una prima volta alla rete da un qualunque punto Wi-Fi presente, scegliere la rete “Provincia Wi-Fi” , registrarsi seguendo le indicazioni riportate e si è subito connessi ad Internet». Gli hotspot sono stati posizionati nei punti di maggior affluenza delle strutture sanitarie, ovvero la hall principale, la sala d’attesa all’ingresso e davanti al laboratorio di analisi e il centro congressi. A breve altre postazioni spunteranno nel piazzale dell’ingresso principale e in quello posto di fronte al centro congressi. «Il progetto “Provincia”  è totalmente gratuito – aggiunge  l’ingegner Ferrara – e nasce come primo nucleo autorevole di una rete federata a cui possano connettersi anche reti di privati o di altre istituzioni. L’idea di base è quella di unire le risorse e condividere i benefici con altre reti pubbliche».  Un passo in avanti nel rapporto con i pazienti quello compiuto dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e l’Istituto Dermatologico San Gallicano. La connessione non ha alcun costo ed è assicurata sia agli ospiti che ai visitatori. 

Per rendere ancora più facile l’accesso al web, le postazioni dove è possibile il collegamento sono state indicate con un’apposita segnaletica subito identificabile. Le postazioni, inoltre, assicurano un’ampia copertura del segnale, essendo collocate con intervalli regolari un po’ in tutte le due strutture sanitarie d’eccellenza della capitale.

Luca Saulino

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I mondiali tra dirette streaming e 3D

12 Luglio 2010

Mondiali-calcio-2010-3DFino a qualche anno fa c’era solo la tradizionale diretta tv. Già dalla scorsa edizione, però, i mondiali di calcio li abbiamo potuti seguire sfruttando le nuove tecnologie, ovvero in streaming dal computer, con aggiornamenti su smartphone e tablet, o in un cinema grazie alla proiezioni 3D. Anche per Sudafrica 2010 gli italiani hanno preferito la tv agli altri mezzi, con una serie di limitazioni per chi non disponeva di un abbonamento a Sky. Il dato più rilevante è che, pure chi si trovava lontano dalla tv, ha potuto seguire la partite collegandosi in streaming ai siti della Rai o di altre emittenti che le trasmettevano.

La tv pubblica ha offerto la diretta streaming, già a cominciare dalla cerimonia di apertura dei mondiali, con il risultato che la prima gara, Sudafrica – Messico, l’hanno potuta guardare davvero in pochi a causa del boom dei collegamenti streaming. Di fronte ad un numero altissimo e inatteso di contatti, Rai Net è stata costretta ad incrementare la banda così da poter garantire dirette efficienti per il resto della competizione. Sono numeri da capogiro quelli legati alle dirette web dei match dei mondiali, complici anche i turni pomeridiani. Un esempio? La sconfitta dell’Italia con con la Slovacchia ha registrato un milione di utenti unici, molti dei quali collegati dai luoghi di lavoro, uffici in primis. Difficile un paragone con i mondiali del 2006: allora, infatti, la Rai non trasmetteva ancora le partite in streaming. Sta di fatto che il risultato in questione s’inserisce tra i record della Rete. A voler effettuare un raffronto, dobbiamo tornare due anni fa, agli Europei. Nel 2008 Italia – Romania fu seguita sul web da 120mila utenti unici.

Oltre alla Rai decine e decine di siti stranieri hanno assicurato la diretta web. E’ andate bene anche per i possessori dell’iPad. Per loro la Rai ha lanciato un’applicazione proprio per guardare le partite attraverso il nuovo gioiello di casa Apple. Tuttavia il ritardo con cui è stata presentata quest’applicazione ha lasciato l’amaro in bocca agli utenti dell’ iPad, che hanno dovuto rinunciare alla visione delle prime gare dal tablet.La vera novità di quest’edizione restano le partite in 3D. La diretta delle partite con questa tecnologia è stata affidata dalla Fifa alla Sony. Nelle poche sale italiane c’è stato il tutto esaurito. Meglio dell’estero dove le dirette hanno deluso per numerosi problemi tecnici e le sale sono rimaste semivuote.

 

Luca Saulino

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Nuovo capitolo di Total War II

27 Giugno 2010

napoleonL’esordio di Total War risale a dieci anni fa. Questo videogioco prodotto dalla Sega ha narrato, serie dopo serie, le più grandi guerre che hanno segnato la storia universale: le battaglie medioevali, quelle scoppiate all’epoca dell’Impero Romano, la rivoluzione industriale e così via. Al centro dell’ultimo episodio (costo 49 euro) troviamo, invece, le guerre napoleoniche.

A dire il vero, il videogioco, compatibile con i sistemi operativi Microsoft XP e Seven, non è altro che un’espansione del capitolo precedente, ossia Total War Empire. Il videogame presenta due modalità in cui cimentare le proprie capacità strategiche. Nella prima il giocatore deve rievocare, attraverso la propria destrezza davanti al monitor, le principali operazioni militari condotte da Napoleone tra il 1796 e il 1812. Per farsi un’idea basta dare un’occhiata al tutor introduttivo. Qui troviamo le indicazioni sulle varie fasi del gioco: la campagna d’Italia che vide il ritiro dell’Austria dal Nord Italia e pose fine alla Repubblica di Venezia, la campagna d’Egitto con la conquista di Alessandria, quella in Europa portata avanti perché i Francesi potessero garantirsi la supremazia in Occidente. Ovviamente non poteva mancare la battaglia di Waterloo. Passando alla seconda modalità denominata “Coalizione”, si ha la possibilità di optare per uno dei regni che si opposero alla Francia: Inghilterra, Prussia, Austria e Russia), e combattere famose battaglie come quelle di Lipsia, Lodi o Austerlitz. L’ambientazione è davvero realistica e suggestiva. Tuttavia, proprio per la vastità dell’impresa napoleonica, la Sega è stata costretta ad eliminare alcuni stati che, durante l’epoca napoleonica, rivestirono un ruolo secondario, tra cui Portogallo e Stati Uniti. Napoleon Total War è, prim’ancora che un gioco strategico, un gioco d’azione. Alle trattative diplomatiche, all’economia dell’epoca, prevalgono le mosse sul campo, indispensabili per reggere agli attacchi dei nemici o guadagnare spazi durante l’avanzata verso nuovi stati. Il giocatore può scegliere tra la modalità basata sui turni e quella in tempo reale. Evidenti le differenze tra le due modalità. Nella prima prevale l’attività legata alla gestione dell’esercito, della diplomazia e delle spie. L’altra, invece, è incentrata proprio sugli scontri. Cambiano anche i tempi dei turni. Si passa, infatti, da sei mesi a due settimane. Necessario, a differenza del capitolo precedente, conseguire tutti gli obiettivi per superare un livello e giungere alla battaglia successiva.

Ogni obiettivo centrato equivale ad un vantaggio in termini strategici, cioè proprio sul campo di battaglia. Notevole pure la grafica del videogame, grazie all’introduzione del motore Warscape Engine. Il videogioco è stato quasi interamente ridisegnato e migliorato. Una differenza salta subito all’occhio. I soldati non sono tutti uguali come nelle precedenti edizioni, ma si differenziano per aspetto e uniformi, a seconda della nazione di appartenenza. Ad arricchire il videogame, inoltre, nuovi modelli di navi e l’eliminazione di fastidiosi bug, presenti nel capitolo precedente. A voler trovare una pecca, bisogna soffermarsi sulla grafica delle località abitate (ridisegnate secondo lo stile dell’epoca napoleonica), un po’ scarne rispetto al resto del gioco così articolato. Sul piano più strettamente strategico non mancano i passi in avanti, anche se – ad esempio – gli eserciti gestiti direttamente dal computer attaccano sempre allo stesso modo, con davvero scarse varianti, anteponendo il lancio della cavalleria a quello della fanteria. I giocatori si aspettavano qualcosa in più dalla modalità coalizione.

Se volete stringere alleanze con altri stati o diventare abili diplomatici vi troverete a difficoltà legate, infatti, alla strutturazione del gioco, più che al suo livello di difficoltà. Guadagna voti alti la sezione multiplayer che, in altre parole, rende il giocatore molto più longevo. Ovvero: il giocatore può affrontare l’avversario sul web e completare le campagne di Napoleone, in modalità cooperativa, con altri giocatori a distanza. Questi i requisiti hardware per poter giocare a Napoleon Total War: processore Intel 2 ghz, 2 gb di ram, scheda video con 256 mb di memoria. Torniamo, per un attimo, alla grafica. Dicevamo che i campi di battaglia sembrano sempre più vicini alla realtà. Un esempio? I cavalli, quando si muovono, provocano nuvole di polvere così fitte da occultare la visuale agli avversari che li stanno inseguendo. Insomma, anche l’ultimo capitolo di Total War si conferma un ottimo prodotto, sia sotto il profilo estetico che sotto quello del gioco. Inoltre, la scelta della Sega di rafforzare la narrazione fa sì che il gioco sia ancora più coinvolgente rispetto alle precedenti edizioni. Le principali difficoltà si riscontrano nella gestione degli eserciti, soprattutto quando si tratta di formazioni composte da un elevato numero di soldati. Critiche inevitabili anche per il comportamento dei nemici, specie se l’esercito è controllato da pc. Si ha l’impressione di trovarsi a volte di fronte ad atteggiamento un po’ troppo passivo. Durante una battaglia ti aspetteresti una controffensiva da parte degli avversari. Invece, in qualche caso oltre a qualche combattimento a colpi di moschetto, i nemici non vanno.

Luca Saulino

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Incredibile difetto sul nuovo iPhone

26 Giugno 2010

iphone-4-launchSei mancino? Allora non puoi usare il nuovo I – Phone. Sembra uno scherzo, una bizzarria tecnologica, invece corrisponde tutto alla realtà. L’anomalia, davvero imbarazzante per il gigante della Mela, riguarda l’iPhone numero 4. Annunciato come un megasuccesso di vendite, con lunghe file fuori ai negozi già nelle ore precedenti la sua uscita, l’ultimo arrivato di casa Apple, vero e proprio oggetto del desiderio a livello internazione, presenta una pecca inattesa. A sperimentarla numerosi clienti a cui improvvisamente è caduta la linea mentre stavano parlando al cellulare. A ben guardare, il problema sorgeva soltanto quando il telefonino veniva impugnato con la mano sinistra. Superato lo scetticismo iniziale, l’azienda di Cupertino non ha potuto fare a meno di riconoscere il grossolano errore. La ragione della continua interruzione delle conversazioni starebbe nella posizione dell’antenna. In altre parole, quando lo si maneggia con la sinistra, si finisce per coprirla, schermando il segnale. Ad ammetterlo è stato proprio Steve Jobs, bombardato dalle lamentele che giungevano da ogni parte del mondo. La Apple si difende sostenendo che ogni telefonino ha le sue zone sensibili. Peccato che nella stragrande maggioranza dei cellulari queste aree così delicate sono collocate in una posizione tale da non intralciare l’suo più frequente. Il problema investe soprattutto i mancini, ma non solo.

Si fa fatica a comprendere come nella produzione di un goiellino della tecnologia, partorito dalla Apple, nota per la precisione e l’inappuntabilità dei suo progetti, si sia potuta verificare un’anomalia così fastidiosa per gli utenti. Soluzioni concrete al momento non ci sono. Ai possessori dell’iPhone quarta versione, in vendita soltanto da due giorni,  non resta che impugnare il melafonino con la destra, altrimenti si rischia di portare avanti una telefonata a singhiozzo. Un espediente per ovviare al problema ci sarebbe. Inserendo, infatti, il cellulare in una custodia rigida, la linea non dovrebbe cadere. Per la Apple, ad ogni modo, non si tratta di un problema tecnico. Stringendo ogni telefono – spiegano gli ingegneri della Mela in una dichiarazione ufficiale – si ha sempre una certa attenuazione delle prestazioni dell’antenna, con certi punti che sono più problematici di altri, a seconda della posizione dell’antenna.

Questo – proseguono – è un fatto comunque per ogni telefono senza fili». A chi ha comprato il nuovo iPhone l’azienda di Cupertino consiglia semplicemente «di evitare di stringerlo nella parte bassa sinistra, nei pressi dell’angolo, in maniera da coprire tutti e due i lati della striscia nera nella banda metallica, oppure di usare uno dei tanti case disponibili», a condizione che la custodia sia compatibile con il telefonino. In realtà, quello della ricezione non sembra l’unico difetto dell’iPhone 4, che ha debuttato ormai negli Usa, in Germania, in Francia, nel Regno Unito e in Giappone. Il secondo problema rilevato dai possessori è la comparsa di macchie sul display. Su questa critica, però, la Apple non ha ancora provveduto a fornire risposte. Il telefonino in questione approderà sul mercato italiano entro il prossimo mese. Per acquistarlo sin da ora, tuttavia, basterà valicare i confini d’Oltralpe. Presso gli Apple Store francesi il costo dell’iPhone 4 è di 629 per la versione da 16 GB e di 739 euro per quella da 32 GB. In contemporanea Apple ha messo in vendita, anche in Italia, la versione da 8 gb del 3gs, ad un costo di 539 euro, venti in più rispetto ai negozi francesi. Il lancio del nuovo Iphone non è stato accompagnato dallo stesso tam tam mediatico dell’iPad. Ciò non significa che non si possa parlare dell’ennesimo boom nelle vendite per la Apple, con oltre 600mila preordini nel giro di 24 ore. Cifre tali da mandare in tilt i cervelloni informatici predisposti ad accogliere le prenotazioni. Negli Usa e in Giappone, inoltre, c’è chi addirittura attendeva da diversi giorni il battesimo del nuovo iPhone e si era attrezzato di tanta pazienza per sostenere file record fuori ai punti vendita. In tanti si sono muniti di ombrelli, sacchi a pelo, scorte di acqua e cibo, pur di affrontare le file durate anche oltre trenta ore.

Nel Paese del Sol Levante le scorte già sono andate esaurite e già si prevede un successo per la nuova fornitura. In Giappone l’iPhone 4 costa 46.080 yen (circa 512 dollari), ma per chi sottoscrive appositi servizi sono previsti significativi sconti. Tornando al problema della ricezione. Sul web sta circolando un video girato da alcuni possessori del nuovo gioiellino in cui si nota chiaramente come, impugnando il telefonino con la sinistra, la ricezione s’interrompe e la chiamata fallisce. «Siamo senza parole – affermano sui forum aperti per l’occasione – gli appassionati della mela elettronica, Speriamo che quando arrivi in Italia il problema sia già stato risolto. Altrimenti sarebbe davvero una brutta sorpresa per chi l’attendeva da tempo».

Luca Saulino

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Scopriamo la nuova Nintendo DS

25 Giugno 2010

nintendo-3ds-large1-largeLa vera novità sta nel fatto che per giocarci non bisogna necessariamente munirsi di appositi occhiali. Per il resto, la nuova console 3 D lanciata dalla Nintendo conferma la linea di successo della casa, sempre più all’avanguardia. In effetti, quando qualche mese fa si cominciava a parlare di videogiochi 3 D, che non richiedevano l’uso delle lenti speciali, erano in pochi a crederci. Al salone E3 di Los Angeles, dove è stata presentata la novità, gli scettici sono dovuti tornare sui propri passi. All’ Electronic Entertainment Expo, l’ultimo arrivato di casa Nintendo, ovvero la 3DS, ha riscosso un notevole successo, a cominciare dal piano del look. Vediamo quali sono le caratteristiche di questo nuovo gioiellino per i patiti dei videogame portatili di ultimissima generazione. Lo schermo ha una dimensione di 3,53 pollici. Il touch screen è invece di 3,02 pollici.

Notevole il numero di fotocamere in dotazione al dispositivo. Ben tre, di cui una interna e due esterne. Non è un caso che la Nintendo 3DS sia stata arricchita di tre mini obiettivi. Le tre fotocamere, infatti, sono necessarie per assicurare l’effetto tridimensionale, e ovviamente per scattare le foto in tre d. Sul fronte del controllo del gioco, riscontriamo un ottimo sensore di movimento di tipo “slide pad”, che consente un controllo a 360 gradi analogico. “La dimensione aggiuntiva della profondità nel 3D – ha affermato al salone   Shigeru Miyamoto, il designer di Nintendo, noto per aver introdotto per rpimo la tridimensionalità a giochi come Super Mario 64 permette ai giocatori di valutare meglio le distanze, oltre ad offrire agli sviluppatori un nuovo strumento per creare giochi ed esperienze che implicano il gioco in altezza e in profondità”. Oltre al videogioco in sé, la casa ha presentato, nel corso dell’E3, anche una serie di applicazioni e giochi per il 3DS. Nella stessa occasione ha annunciato il lancio di nuovi giochi per il WII e il battesimo di nuove console, che amplieranno la già ampia famiglia. Il Nintendo 3DS rientra a pieno titolo nell’ottava generazione di videogiochi. L’annuncio era stato formulato il 23 marzo scorso. Allora la Nintendo aveva parlato di un vero e proprio successore del DS, che avrebbe avuto la compatibilità con i precedenti giochi della stessa serie. Il varo è avvenuto ufficialmente il 15 giugno alla fiera di Los Angeles. Level-5, due mesi fa, fu la prima casa produttrice di videogiochi a dichiarare di essere già pronta a lanciare un nuovo gioco dedicato alla nuova console portatile Nintendo.

Nel corso delle ultime settimane la Nintendo ha anticipato le novità della console, a cominciare – come si legge in una nota diramata dalla casa – dal fatto che, sulla 3DS, la tridimensionalità sarà disattivabile in qualsiasi momento. Secondo alcuni addetti ai lavori, intervistati sul sito Ign, la Nintendo 3DS, svilupperebbe una velocità di calcolo paragonabile a quella della PS3 o dell’Xbox 360. Ecco, nei dettagli, le caratteristiche salienti della nuova console.  Il videogioco portatile supporta le schede SD. Sviluppato a croce direzionale, presenta  seguenti pulsanti: A/B/X/Y – L/R – START – SELECT – HOME – POWER. Dotato come già detto di 3 fotocamere, ha anche un microfono e jack standard da 3,5 mm per cuffie o auricolari. Oltre a video giocare, sarà possibile con la Nintendo 3DS vedere film in 3D e utilizzarlo come lettore multimediale avanzato. Grazie ai pulsanti home/wireless, sarà possibile attivare o disattivare la connessione, pure mentre si gioca. Sempre grazie alla connessione web, il videogiocatore potrà ricevere informazioni utili per il gioco. La console è disponibile in sei colori, almeno stando alla presentazione all’E3: viola, rosso, arancione, turchese, grigio, nero. Tuttavia non tutti potrebbero essere commercializzati da subito in Italia.  Questi gli altri parametri tecnici, che possono colpire l’interesse degli appassionati (è bene precisare che sono dati ancora ufficiosi). Ovvero: 200 MHz di calcolo in grado di renderizzare fino a 15,3 milioni di poligoni al secondo (a 200 MHz), con fillrate di 800 milioni di pixel al secondo. Tecnologia Maestro-2G per la gestione di shader complessi ed effetti avanzati . (Fonte Nintendo). Numerosi i titoli annunciati per la console in questione. Alcuni già noti ai giocatori che si sono cimentati con i dispositivi precedenti. Altri, invece, rappresentano vere e proprie novità. Altri ancora disponibili sono in 3D. Eccone alcuni: Animal Crossing, Mario Kart, Paper Mario, PilotWings Resort, Starfox 64 3DS, Steel Diver, The Legend of Zelda: Ocarina of Time 3DS, The Sims 3, Resident Evill® Revelation, DJ Hero, Dragon Quest Franchise, Final Fantasy Franchise, Layton and the Mask of Miracle Ridge Racer, Kingdom Hearts 3DS, Hollywood 61, Codename: Chocobo Races, Super Street Fighter IV 3D Edition, Tom Clancy’s Splinter Cell Chaos Theory, Tom Clancy’s Ghost Recon, Sonic, Super Street Fighter IV 3D, Saints Row: Drive-by, Assassin’s Creed: Lost Legacy, Driver: Renegade.

Luca Saulino

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Telecom chiude 500 centrali Adsl sature

22 Giugno 2010

Cinquecento centrali del gruppo Telecom addette alla fornitura di servizi Adsl saranno chiuse perché sature. Ad annunciarlo l’azienda italiana leader nel settore delle comunicazioni che, adesso, dovrà fare i conti con la reazione, dal tono negativo, dell’Organo di Vigilanza per la parità di accesso alla rete. Secondo tale ufficio, infatti, la Telecom avrebbe dovuto dare una comunicazione preventiva rispetto alla decisione annunciata nelle ultime ore, così come previsto dall’accordo sancito con l’Autorità per le telecomunicazioni. Un’informativa che Telecom avrebbe dovuto inoltrare anche agli altri operatori, che si sono trovati nell’impossibilità di assicurare il servizio Adsl ad altri nuovi clienti, che rientrano nel raggio di azione delle centrali. La presa di posizione dell’Organo risale al 16 giugno scorso e giunge in seguito alle segnalazioni presentate da Bt Italia, Fastweb, Vodafone e Wind. Rispetto a «lacune informative» riscontrate nei piani Telecom per lo sviluppo e la qualità della rete. Nel provvedimento firmato da Giulio Napolitano si legge che l’Organo ha contestato a Telecom Italia «un’inadeguatezza rispetto ad alcuni degli impegni (gruppo di impegni numero 5)», e ha assegnato alla società «un termine di 30 giorni per adottare rimedi idonei».

Una centrale Telecom

Una centrale Telecom

In particolare, il gruppo delle cinquecento centrali chiuse per la saturazione (ovvero il numero massimo di utenze servite) copre un bacino di poco inferiore ad un milione di clienti. Nei mesi scorsi su numerosi forum erano circolate le lamentele degli utenti circa difficoltà di connessione con gestore Telecom in diverse zone. In pratica, un nutrito numero di clienti riusciva a collegarsi al web soltanto in determinate fasce orarie e giorni, con notevoli disagi sia per chi usa Internet per il tempo libero che per coloro che se ne servono per lavoro. Tra i problemi collegati alla saturazione delle centrali c’era anche la scarsa velocità delle connessioni a banda larga. Velocità di gran lunga più basse a quelle previste negli abbonamenti dei rispettivi clienti. In alcune località italiane era addirittura accaduto che la società non riusciva a garantire, sempre a causa della saturazione delle centrali, la copertura Adsl. In quei casi gli utenti non avevano potuto fare a meno che sottoscrivere abbonamenti con altri gestori. Gli stessi che ora denunciano la mancanza di una comunicazione preventiva e sottolineano l’impossibilità di attivare un servizio concorrenziale e sostitutivo. Insomma, un’occasione mancata per gli altri gestori, dopo la chiusura delle 500 centrali Telecom.

Luca Saulino

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I rifiuti elettronici ora si ritirano nei negozi

18 Giugno 2010

monitor abbandonatoCambiano le regole per lo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici, i cosiddetti Raee. Dal 18 giugno computer, televisori, macchine fotografiche, videocamere, lettori mp3, stereo e così via, non funzionanti, dovranno essere consegnati ai negozi specializzati. I punti vendita saranno chiamati a ritirare i prodotti in disuso gratuitamente, al pari di quanto avverrà per tutti gli elettrodomestici, nell’ambito della formula “uno contro uno”. A stabilire le nuove regole un apposito decreto ministeriale, il numero 65 del 2010, secondo cui sarà in vigore dal 18 giugno un regime di gestione semplificato in materia di smaltimento di Raee. In altre parole, il ritiro delle vecchie apparecchiature viene demandato a negozi, centri di assistenza tecnica, installatori e distributori. Obiettivo del decreto: alleggerire il sistema di raccolta di questi rifiuti, incrementando il recupero dei rifiuti tecnologici e la raccolta differenziata. Andrà in pensione, almeno si spera, l’insana abitudine di abbandonare per strada i dispositivi dismessi, il cui ritiro in diverse città era stato assicurato dalle aziende di nettezza urbana, che avevano istituito servizi speciali a costo zero. D’ora in avanti basterà recarsi in un negozio, scegliere l’apparecchiatura che s’intende acquistare, e lasciare nello stesso esercizio commerciale quella vecchia.

Spetterà poi al negozio smaltire in modo corretto questo tipo di rifiuti, che – dice l’articolo 3 del  decreto – dovrà essere raggruppato in un luogo «idoneo, non accessibile a terzi e pavimentato», e infine trasportato presso appositi centri di raccolta con cadenza mensile. Il discorso non cambia per chi acquista materiale elettrico ed elettronico online. Anche in questo caso il negozio virtuale dovrà preoccuparsi di recuperare la vecchia apparecchiatura o l’elettrodomestico che non funziona più. Soltanto nel 2009, secondo gli ultimi dati forniti dal Centro di Coordinamento Raee, ammontano ad oltre 57 milioni di chilogrammi i televisori e i monitor finiti nel cestino. Al secondo posto della classifica i frigoriferi con 56,9 milioni di chili, via via tutti gli altri con una media poco superiore ai 45 milioni di chili. Seguono i piccoli elettrodomestici con 30 milioni di chili. In ultimo troviamo le sorgenti luminose, con appena, si fa per dire, 652mila chili. In totale la media pro-capite di rifiuti elettrici ed elettronici si attesta intorno ai 193 milioni di chili, il triplo rispetto al 2008. Ma come si stanno preparando i rivenditori rispetto a questa novità destinata a stravolgere le abitudini di aziende e consumatori? «Molti – spiega Giuseppe Grazioso, direttore commerciale della New Ora Light, tra le aziende leader nel settore del’illuminazione  – si troveranno impreparati rispetto a questa nuova direttiva, specie quei piccoli rivenditori che non hanno spazio sufficiente per accogliere questi tipi di rifiuti. Inoltre sul rivenditore graverà il costo del trasporto del materiale presso i centri di raccolta». Insomma, si rischia una nuova batosta su un settore che può fare a meno di risentire della più generale crisi dei consumi. In questi anni, per rispondere alle normative vigenti, i produttori di materiale elettrico ed elettronico, si erano riuniti in consorzi volontari, divisi per tipo di apparecchiature, siano esse lampade, computer o  piccoli elettrodomestici.

Questi  sistemi collettivi possono essere proprietari di  impianti di trattamento, in cui raccogliere  i RAEE provenienti dai  propri associati, oppure agire  come semplici “intermediari di rifiuti”, avvalendosi di impianti di terzi. Trattandosi di rifiuti speciali, tutte le fasi di gestione dei RAEE sono condotte  da operatori specificamente autorizzati allo svolgimento di queste  operazioni, ovvero  raccolta, trasporto e trattamento. In Italia ci sono numerose aziende qualificate che si occupano della raccolta e del trasporto dei RAEE, la cosiddetta logistica inversa e del trattamento. In realtà, il sistema di raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici presenta molte zone d’ombra nel nostro Paese. Secondo il Centro di coordinamento dei consorzi,  il servizio copre ormai il 70% dello Stivale.

Ne restano fuori circa 18milioni di italiani che non ne usufruiscono ancora. Dall’Unione Europea negli ultimi mesi è giunto un duro monito all’Italia perché compia un serio sforzo in materia di smaltimento di tali rifiuti. Ogni italiano, infatti, produce ogni anno almeno 14 chilogrammi di Raee. Dunque, almeno dodici chili sembrano scomparsi nel nulla, a leggere i dati forniti dai consorzi. Una quantità consistente di rifiuti finisce nelle discariche abusive della Penisola. Un’altra, invece, viene addirittura inviata nei paesi in via di sviluppo, contaminando seriamente l’ambiente di angoli della terra fino a poco tempo fa ancora preservati dalla mano dell’uomo. Insomma, sul piano del riciclaggio della spazzatura tecnologica c’è ancora molto da fare. Un riciclaggio davvero  efficiente invece ci permetterebbe  di ridurre l’uso di materie prime, abbassando i costi di produzione, e di tutelare l’ecosistema. Un video, pubblicato due anni fa da Altro consumo, mostrava il rovescio della medaglia. In pratica, cumuli di rifiuti elettronici trasportati in Nigeria senza alcuna precauzione, con enormi rischi per la popolazione locale.

Luca Saulino

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Il boom del Rosario elettronico

17 Giugno 2010
Il rosario elettronico "io prego"

Il rosario elettronico "io prego"

E’ la preghiera che da sempre scandisce le giornate dei fedeli cattolici. Da recitarsi in compagnia, magari in chiesa, o da soli, nell’intimità delle mura domestiche. Oggi per i devoti al passo con la tecnologia il rosario lo si può trovare sia all’interno di un apposito dispositivo elettronico che sull’ i-Phone. Una voce amica destinata a chi non riesce ad andare in un luogo di culto, specie anziani o ammalati, o non vuol rinunciare alla litania collettiva, disposto a stravolgere le tradizionali abitudini. I numeri delle ultime settimane raccontano di un vero e proprio boom dell’apparecchiatura ideata dalla  Euro Digital Equipment.

Il rosario elettronico, chiamato “Io Prego”,  si presenta sotto forma di un cuore parlante che reca impresso il volto della Madonna. 13mila gli esemplari venduti mensilmente nel nostro Paese. In cima alla classifica si attesta il Lazio che conquista il record di regione più devota (con una media mensile di 1200 vendite), seguita da Campania, Lombardia e Sicilia. L’oggetto in questione (costo 49 euro con spedizione a domicilio) è di piccole dimensioni, di colore grigio, facilmente trasportabile anche in borsa. Per ascoltare le preghiere quotidiane basta azionarlo. Una voce dal tono rassicurante accompagnerà i devoti tra il ciclo di Ave Maria e i misteri, ovvero una serie di momenti significativi della vita di Gesù e Maria.

 La nuova frontiera della fede non si limita al rosario elettronico. La stessa casa produttrice, infatti, ha inaugurato il portale www.prexcommunion.com già definito da qualcuno come il Facebook della preghiera. Una volta collegati al sito, i fedeli possono entrare in contatto tra loro, proprio come avviene sul più famoso social network, e condividere le intenzioni di preghiera, dando vita ad un rito virtuale collettivo. Una community frequentata da una media di 400 visitatori al giorno, dove si possono contare 760 preghiere condivise dagli utenti. Non poteva mancare per un target più giovane un’applicazione per accedere, attraverso il melafonino, smartphone e blackberry, al rosario. Bisogna scaricare il programma IPrex, in questo caso, per poter ascoltare in qualsiasi momento la recitazione delle litanie. Ad ogni giorno della settimana corrispondono misteri e una galleria di immagini. «In Italia – afferma  Vincenzo Coccoli, presidente di Euro Digital Equipment – le vendite del rosario ‘Io Prego si attestano sulle 13mila  al mese, ma è nel Lazio che questo supporto elettronico (nato da un idea dei fedeli del Santuario di Loreto) ha raggiunto il vero record con 1.200 esemplari acquistati. In una regione così religiosa questo dimostra quanto fede e tecnologia possano unirsi armonicamente per soddisfare le esigenze del fedele di oggi, è un chiaro esempio di come un messaggio antico come quello cristiano possa integrarsi con i nuovi strumenti mediatici per arrivare al cuore degli adulti e dei più giovani, che possono grazie alla tecnologia ritrovare la devozione dei propri nonni».

Tra i principali acquirenti del rosario elettronico ci sono gli anziani. Centinaia quelli che contattano ogni giorno il call center dell’azienda, semplicemente per chiedere informazioni sul prodotto o prenotarlo. Molti di loro spiegano agli operatori che lo acquistano tra l’altro per avere una voce di compagnia durante la giornata. Per quanto riguarda l’i-Phone le applicazioni riservate ai fedeli cattolici sembrano aumentare giorno dopo giorno. Prim’ancora del rosario era uscita un’applicazione attraverso la quale si poteva sentir recitare Ave Maria, Padre Nostro, Atto di dolore e Gloria. Sulla scia del boom di vendite di rosari elettronici sono sorti numerosi siti di e-commerce che s’inseriscono in quest’ambito.

Tra i tanti c’è un sito che offre la possibilità di personalizzare il rosario elettronico con immagini sacre e la scelta tra tre colori. Si va dalla Madonna del Rosario a Padre Pio, dalla Vergine di Lourdes a santi locali. Semplicissimo da utilizzare, il rosario elettronico può essere semplicemente  ascoltato, a mò di  riflessione oppure si può rispondere alle Ave Maria come di consueto. Due le versioni, una classica, l’altra con tanto di auricolari, definita “lux”. Dietro alla diffusione del gadget c’è un ampio investimento in termini di marketing. La campagna pubblicitaria di “Io prego”, approdata nelle ultime settimane sulle principali emittenti italiane, è stata curata dalla Saatchi & Saatchi, agenzia  tra le più note del settore, che può contare sull’esperienza  acquisita in oltre quindici  anni di lavoro con la Conferenza Episcopale Italiana. Gli spot televisivi hanno fatto aumentare vertiginosamente le richieste anche nei piccoli negozi di articoli sacri, alcuni presi alla sprovvista da questo vero e proprio boom. Tra le città dove il fenomeno si è più diffuso c’è Caserta. Nella sola Campania la media dei rosari venduti si prepara a superare il primato del Lazio. Ed in questo contesto aumentano le imitazioni del prodotto lanciato dalla Euro Digital Equipment.

 

Luca Saulino

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Digitalizziamoci!

13 Agosto 2009

Digitalizziamoci!

Tutto in un microchip. Una volta si usavano nei film di spionaggio per contrabbandare in segreto notizie importantissime da un capo all’altro del mondo, inseriti in comuni oggetti di uso quotidiano, adesso governano la nostra vita, misurano e adattano la luminosità delle stanze, abbassano ed innalzano la temperatura di un appartamento, e possono addirittura avvisarci quando il latte sta per scadere. Sembra incredibile ma l’informatica e l’elettronica hanno acquisito un importantissimo spazio all’interno delle nostre vite. Si pianifica addirittura di impiantare microchip negli essere umani per supportarli nelle loro funzioni quotidiana e per semplificare compiti artificiali come rispondere al telefono, analizzare dati, ecc… (e dopo tutto, microchip di riconoscimento che raccolgono dati personali vengono già sistematicamente inseriti nei nostri amici animali quando li si dichiara al ministero della sanità).

 

Siamo talmente abituati a valutare la tecnologia come qualcosa di Personal che non ci accorgiamo di quanti computer (in senso lato) supportino le nostre attività quotidiane. Lettori ottici, magnetici ed elettronici, ci permettono di depositare o prelevare denaro, controllano e conservano dati relativi all’ingresso ed all’uscita degli uffici, marcano i passaggi doganali e gli imbarchi aerei, tengono nota delle spese mediche personali e, con l’arrivo della carta elettronica di identità, metteranno a disposizione di una vasta utenza i nostri dati personali. Non parliamo poi dei lettori ottici che possono ricavare qualsiasi informazione da pochi numeri ed una serie di stringhe nere, ovvero dai codici a barre.

 

Un lettore ottico può essere utile ed economico per una serie di azioni, combinato ad un computer diventa uno strumento ottimo. È in grado di copiare ed immagazzinare velocemente le informazioni, i più avanzati possono essere usati per scannerizzare ed archiviare versioni digitali di libri antichi così da renderli alla portate di tutti. Con un lettore ottico un’operazione di acquisizione che normalmente richiede da una a tre ore si riduce a tre minuti con un grande vantaggio dal punto di vista economico e temporale. Inutile porre l’accento su quanto la digitalizzazione dei documenti cartacei possa giovare ad una nazione ed in particolare allo sviluppo dell’intero mondo. Con una connessione internet sarà possibile leggere i documenti del pentagono e migliorare le proprie conoscenze. I lettori ottici sono da sempre stati utilizzati nei supermercati ma da alcuni anni, insieme a programmi specificamente sviluppati stanno entrando a far parte dei sistemi bibliotecari italiani. Le biblioteche, dopo tutto, funzionano come supermercati, ci sono degli articoli che entrano e devono essere marchiati e catalogati e degli articoli che periodicamente, una volta inseriti nel database di dati, vengono dati in prestito e restituiti. La biblioteca poi oltre a tenere conto degli ingressi e delle uscite di ogni articolo deve tenere conto di una serie di fattori personalizzati, deve ad esempio controllare la durata del prestito ed eventualmente avvisare di richiedere una tassa, controllare il numero di libri in prestito per una stessa persona, gli eventuali privilegi (ad esempio un minorenne non potrà accedere ad un certo tipo di documenti). Il traffico da gestire è molto vasto e variegato e trattare i libri come articoli da banco funziona molto bene. Nelle moderne biblioteche, grazie a questi computer collegati a sistemi a lettura ottica ed a carte magnetiche fornite di codice a barre è possibile registrare tutti gli utenti e, in seguito tenere traccia di ogni operazione in maniera rapida e veloce.

 

La digitalizzazione personale, ovvero la registrazione di utenti e codici in un sistema operativo apre le porte anche ad una fruizione digitale, le schede lette possono essere utilizzate dall’utente per avere accesso ad internet o accesso virtuale a documenti non fisicamente presenti nella struttura bibliotecaria. Molte sono le società ce si occupano della realizzazione di software adeguati al traffico documentale, alcune aziende, come la OSL offrono addirittura lettori che lavorano in radio frequenza e che sono quindi in grado di leggere dati a distanza (in questo caso si parla del software di gestione magazzini GP90 Plus della OSL). Gli stessi software possono controllare le presenze degli impiegati in un normale ufficio e tutta un’altra serie di dati che permettono all’azienda non solo un maggior controlla ma una condivisione di dati in tempo reale da qualsiasi fonte. La digitalizzazione delle procedure, ad esempio, permette all’archivio di stato di tenere sotto costante monitoraggio l’afflusso di pubblico nella biblioteca di paese, sondare i libri più richiesti, e realizzare budget di finanziamento realmente adeguati alle esigenze di ogni struttura, allo stesso tempo permette di monitorare in tempo remoto la presenza di documenti, ad esempio, grazie a questi sistemi l’utente potrà sapere in tempo reale da casa se il libro che cerca è presente in archivio oppure è attualmente in prestito, ed eventualmente richiedere una prenotazione e controllare la data presunta di rientro del testo. Un software semplice ed economico che può sgravare l’utente di un lavoro e di un costo non indifferenti grazie ad un piccolo investimento iniziale in tecnologie da computer.

 

Sara

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I consigli per stampare alla grande

12 Agosto 2009

Il mondo è ormai virtuale, tutto si fa in digitale, sia per praticità che per questioni economiche ed anche per una sorta di abitudine e voglia di automatismo. Un documento in digitale può essere creato, inviato e conservato molto più facilmente, più a lungo, in spazi molto minori e ad un costo irrisorio, in più sarà di difficile deperimento, mentre un documento cartaceo da una serie di problemi relativamente fastidiosi. Purtroppo però mentre l’unione Europea si adegua alle nuove possibilità e alleggerisce i budget l’Italia sempre impelagata in una burocrazia senza testa né coda ancora non accetta l’invio di documenti in formato elettronico, poco sa delle firme digitali e offre alle poste un monopolio statale di indubbio cattivo gusto.

 

E pensare che tutto questo ricade sulle spalle del contribuente che ne paga non solo le spese (in senso figurativo ma soprattutto letterale) ne ottiene poi anche la beffa, lungaggini, pratiche perse, protocolli multipli, archivi la cui manutenzione grava su di noi. Poco se ne può fare, finché il governo non si deciderà ad entrare con entrambi i piedi nel nuovo secolo saremo ancora costretti ad abbattere sequoie secolari e produrre inchiostri tossici per stampare, compilare e inviare in maniera cartacea i documenti più disparati. Scanner, Stampanti, Fax e Fotocopiatrici di ogni genere affollano le scrivanie e gli uffici e fanno impazzire le segretarie di tutta la nazione. Anche se gli apparecchi computer si sono fatti sempre più piccoli, portatili e maneggevoli, gli hardware esterni di stampa ed invio sono costretti a mantenere dimensioni minime in relazione alla grandezza della pagina (non avrebbe alcun senso costruire una stampante tanto piccola da non potervi inserire un normale formato di stampa A4 anche se questo consentisse di trasportarla in tasca e collegarla con un iPhone).

 

E allora che si fa? Si riducono le dimensioni fino all’impossibile ma ancora più intelligentemente si creano gli apparecchi multifunzione. Stampante, Fax, Scanner e Fotocopiatrice tutto in un solo hardware così da ottenere un grosso risparmio di spazi, costi e praticità. Logicamente, come capita per i computer e tutti i macchinati simili, c’è ogni tipo e genere di apparecchio, dai più costosi all in one a quelli a qualità di stampa minore ma comunque adeguati ad una casa o un piccolo ufficio.

 

Per chi ancora necessita di stampe professionali, hobbisti della fotografia oppure uffici tipografici o anche coloro che stampano molto a colori ed alta qualità allora è meglio, ancora per un po’, comprare degli apparecchi separati ed optare per la qualità a discapito della quantità e soprattutto dell’ingombro. Per coloro invece che hanno esigenze del tutto comuni c’è una varietà di possibili prodotti tra cui scegliere con una gamma di prezzi piuttosto ampia che va dalle poche decine di euro fino a diverse centinaia. Poco cambiano le funzioni, ciò che ancora conta veramente molto sono i consumi di inchiostro, il design e le dimensioni dell’apparecchio (ancora purtroppo preoccupanti), la qualità di stampa e per ultima, ma molto importante per chi processa un alto numero di documenti, la velocità di stampa.

 

Se l’utente è un privato con un traffico comune è sempre meglio andare al compromesso. Data la velocità di evoluzione di questa famiglia di prodotti meglio qualcosa di non troppo costoso, mediamente tutto (medi consumi, media velocità, medio ingombro) e con un design che si adegua alla nostra postazione. Pochi infatti ci fanno caso ma è molto importante ad esempio controllare se l’apparecchio ha un cassetto inferiore per la carta o necessita dell’inserimento dall’alto, in questo ultimo caso, ad esempio, sarà utile controllare che abbiamo abbastanza spazio in un verso o nell’altro per permettere all’apparecchio un funzionamento normale. Un suggerimento è comprare un modello che supporti l’OCR ovvero il riconoscimento ottico dei caratteri, questa funzione vi permette di importare e processare, via scanner, non solo le immagini ma anche i testi. Fate poi attenzione alle porte, per pochi euro in più potreste trovare modelli più avanzati che supportano penne USB, memory Card e schede SD e che vi consentiranno più flessibilità. Se avete esigenze di spazio potreste anche considerare una soluzione Wireless o Bluetooth, sicuramente un po’ più costosa ma che vi permette di separare le postazioni e soprattutto di collegare qualsiasi apparecchio alla stampante multifunzione senza necessità di collegamento via cavo. Stampate spesso pagine multiple? Prendete in considerazione stampanti che permettano la stampa fronte retro automatica, così da risparmiare carta e soprattutto la noia dell’impaginazione manuale. Ultimo punto da prendere in esame, e sempre il più difficile è la tipologia di stampa: a getto di inchiostro o laser? La prima va per la maggiore grazie ai costi contenuti, soprattutto con l’arrivo delle tecniche di rigenerazione delle cartucce singole che permettono stampe di qualità buona a basso costo. La qualità Laser invece è la preferita degli uffici, aumenta moltissimo la velocità ed il toner che alimenta la stampa dura molto più tempo. In particolare la stampa laser è efficace per una serie di materiali altri alla carta come supporti di dimensioni insolite come le buste, i bigliettini, le etichette, ecc… insomma un apparecchio più da ufficio che da casa.

 

Sara

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I segreti dei sistemi operativi

12 Agosto 2009

Linux: conoscere un sistema operativo per scegliere l’hardware migliore. Non è uno scherzo o una presa in giro, il sistema operativo che sta dietro ad un qualsiasi apparecchio informatico decide buona parte delle sue funzionalità e può renderci felici all’inverosimile o tristi da paura quando si arriva a trattare praticamente l’apparecchio. La scelta di questo o quel sistema operativo, poi, influenza più che fortemente i prezzi e le prestazioni. Se quindi vogliamo fare un buon acquisto ecco che dobbiamo conoscere, come prima cosa, un po’ della tecnologia che compone il nostro software ovvero il nostro sistema operativo.

 

 

Prima di tutto che cosa è un sistema operativo? Un sistema operativo (SO o OS a seconda delle lingue) è una struttura composta da dati che gestiscono e coordinano le componenti hardware di un computer e di conseguenza dei programmi, software, che vengono eseguiti da queste macchine. Tralasciando i tecnicismi, ciò che l’utente ottiene di diverso a seconda del SO che sta usando è un interfaccia utente molto dissimile (UI) ovvero un aspetto dello schermo e dei programmi peculiare del Sistema. Ogni Operating system in più, ha dei programmi, ovvero dei software, dedicati che in alcuni casi sono incompatibili con altri sistemi. Per fortuna questo secondo aspetto è ormai marginale, tutti i programmi maggiormente usati infatti hanno versioni funzionanti per almeno tre diversi sistemi operativi: MAC, Windows e Linux seppur con qualche piccola variante, quando poi un programma non è compatibile con una specifico OS solitamente esistono una serie di software alternativi con le stesse funzioni. I tre sistemi operativi più diffusi sono appunto  MAC, Windows e Linux. MAC è il nome colloquiale con cui si definisce il sistema operativo della Apple, presente appunto sui prodotti Apple come MAC e iPhone. In realtà il SO si chiama OS X Snow Leopard (o differentemente per versioni meno recenti) ed è particolarmente apprezzato per le alte performance e prestazioni ma soprattutto per la simpatica interfaccia utente, animata di tutto punto e particolarmente scorrevole e maneggevole per l’utente. Il SO della Microsoft, concorrente patentata della Apple è invece il più economico Windows nelle sue molteplici versioni (dal Windows 95 fino al più recente Vista).

 

 

Windows offre prestazioni medie a costi contenuti ed è il più scelto dalla maggioranza dei computer in quanto non richiede specifiche particolari da parte dell’utente ed il suo interfaccia è intuitivamente navigabile. Oltre ai sistemi operativi a pagamento, ovvero protetti da specifiche licenze commerciali, negli anni sono stati sviluppati una serie di OS dalle caratteristiche più disparate e tutti rilasciati liberamente sul mercato ovvero dietro licenza Creative Common License. Il più famoso di questi sistemi operativi è GNU/Linux meglio conosciuto solamente come Linux, la cui icona, un pinguino, è ormai famosa quale simbolo dell’Open Source. Le versioni Linux esistenti sul mercato sono molteplici, anche se solitamente con la parola Linux si ci riferisce genericamente ad un SO gratuito a libera diffusione.

 

 

Linux è compatibile con qualsiasi computer e può essere scaricato dalla rete ed installato senza troppe difficoltà. Essendo totalmente gratuito abbassa il costo dell’hardware di alcune centinaia di euro e sempre più si diffonde la filosofia del comprare Linux e sostituire con sistemi operativi di cui si detiene la licenza per altre ragioni. A differenza di quanto si possa pensare il mercato Linux non è limitato.

 

Linux ha partner commerciali di spessore nel mondo dell’informatica come IBM, Novell, Hewlett-Pacjard, Red Hat, Sun Microsystems ecc… questo perchè compatibile senza difficoltà con i loro hardware. La maggiore diffusione è nei moderni Netbook, piccoli e con spazio ridotto i Netbook che supportano Linux possono arrivare anche a prezzi minori di 200 euro a fronte di prestazioni più che adeguate al mezzo. Il Kernel Linux, nato nel 1991 e sviluppatori fin da allora sotto mille versioni è particolarmente coinvolto in programmi di sviluppo informatico per paesi del terzo mondo. Il suo punto debole (su cui tuttavia si sta lavorando a pieno ritmo) è la sezione giochi. La piattaforma Linux è stata progettata più che altro per un uso da ufficio e non prevede giochi così avanzati e numerosi come per computer Windows. Questa lacuna, che pure è in via di sanatoria, è comunque relativa all’uso per cui si cerca un hardware. Un computer da ufficio, ad esempio, non necessita di complessi videogiochi e con Linux si risparmiano milioni sui costi di licenza. Essendo un software SO aperto Linux è in continuo sviluppo da parte di programmatori da tutto il mondo. Questo lo rende un OS avanzato e poco incline al fallimento, come ad esempio a bug o attacchi di virus informatici, cosa ancora più importante qualora il sistema presentasse un problema di qualche genere esso sarebbe risolto e rilasciato in versione corretta in poco tempo e senza spesa e non ci sarebbe bisogno di aspettare mesi per comprare la nuova versione aggiornata.

 

Sara

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Condividere contenuti facilmente: Plone4Artists

12 Agosto 2009

Il mondo del virtuale non ci permette di distinguere più di tanto tra svaghi e giochi, ogni volta che siamo in rete per esigenze di puro relax, navighiamo tra i siti internet, aggiorniamo al nostra pagina Facebook o semplicemente scambiamo video e audio con gli amici, si più arrivare a dire che stiamo giocando. Internet è insomma il grande video gioco del nuovo millennio perché tra medie e piccole applicazione, social network e siti personali ci permette di svagarci per ore senza mai giungere alla noia. Per consentire questo genere di divertimento, però, sono necessarie molte e diverse applicazioni, per gli scopi più disparati e che permettano di creare le cose più strane. Una delle esigenze che sempre più si stanno diffondendo sul web, grazie anche e soprattutto alla nuova moda importata dall’America dei social network, è quella dello scambio virtuale di file multimediali, la condivisione di foto, la condivisione di video, l’invio e la ricezione di ile musicali ma soprattutto le possibilità che ruotano intorno a questa funzione. Per fare un esempio è bellissimo condividere foto su Facebook, ma ancora più bello, e ciò che rende veramente speciale questa applicazione è la possibilità di commentare la foto, taggarla, esprimere pareri come “a Tizio piace questo elemento” aggiungere le foto alle bacheche e alle bacheche di amici, e così via. Questa esigenza di inter scambio e condivisione non accomuna solo gli adolescenti ed i network di svago che costellano il mondo di internet ma anche organizzazioni e singoli, così come comunità “professionali” o semi professionali.

 

Un esempio pratico può aiutarci a capire, molti dei nostri genitori vedono siti come youtube e Facebook, con l’occhio critico di chi ci guardava perdere interi pomeriggi alla sala giochi al posto che sui libri. Alcuni brand importanti però, usano questi canali per diffondere video di utilità, che vanno dai tutorial riferiti all’uso di software fino, ad esempio, alla diffusione di video altrimenti censurati dal governo. I contenuti multimediali di un sito web, che sia un blog, un sito personale, ufficiale, ufficioso, associativo, aggregativo ed altro sono sempre uno dei contenuti più cliccati e quotati sul web.

 

Tra gli strumenti presenti in rete che permettono la diffusione e gestione del materiale multimediale esiste un programma molto interessante per una serie di motivi, primo fra tutto la sua natura free, ovvero di Open Source. Un software open permette la modifica del codice sorgente per l’adattamento alle esigenze dell’utilizzatore senza necessità di spese di licenza, in più è supportato da una comunità di sviluppatori mondiale molto vasta ed attiva sempre pronta ad aiutare nella configurazione e personalizzazione ed inventare nuove funzioni laddove queste siano trovate mancanti. Stiamo parlando, in questo caso di un CMS ovvero un Content Management System, un Sistema di Gestione dei Contenuti, un CMS gestisce in maniera semplice i file caricati, permettendo anche a quelli che meno se ne intendono e non conoscono una riga di codice di inserire di tutto sul web.

 

Plone4Artists è lo strumento di cui stiamo parlando, un programma sviluppato per l’inserimento di file multimediali e in particolare la creazione di siti vetrina. Facciamo un esempio pratico di uso professionale e non. Un negozio di dischi potrebbe usare Plone4Artists per caricare una serie di file audio e video musicali nel proprio portale, così da creare una sorta di gallery anteprima per invogliare all’acquisto, magari all’acquisto online sullo stesso sito grazie ad altre funzioni del programma. Plone4Artists permette inoltre il ranking ed il filtraggio, ciò significa che il video o altro materiale multimediale può essere ordinato secondo una serie di caratteristiche (per autore, durata, tipo, album, etc…) ma può anche essere votato dai visitatori ed in questo caso alle altre funzioni pre esistenti si aggiunge la modalità ordina per “gradimento”.

 

 

Chiunque visiti il sito può lasciare commenti, in questo modo un cliente soddisfatto che lasci un commento relativo ad un disco appena uscito, ad esempio, potrebbe essere di stimolo per il cliente successivo ancora indeciso. Questo esempio che può considerarsi banale di uso professionale arreca al negozio in questione un grande vantaggio, con Plone4Artists infatti ci vorranno pochissimi minuti per caricare e gestire il materiale i commenti e tutte le altre funzioni e il tutto sarà sempre ben ordinato e navigabile oltre che ottimamente indicizzato sui motori di ricerca grazie agli automatismi di Plone. Immaginate adesso queste stesse possibili funzioni applicate ad un sito non professionale di amici poco capaci nel campo informatico che fanno ad esempio parte di una band e vogliono condividere con il mondo e con il loro social network una serie di brani realizzati o i video della tournée di questa estate?  Con tanto di album presenze per i fan e la possibilità per chi ha assistito agli spettacoli di lasciarne memoria eterna nel web! Il tutto in maniera semplice e gratuita e con l’assistenza continua di centinaia di programmatori esperti ogni volta che se ne ha bisogno.

 

Sara

Varie , , ,

Azzerare la bolletta telefonica con il VOIP

7 Agosto 2009

Forse Marconi lo sognava da tempo ma ancora non sapeva come sarebbe andata a finire. Eppure il telefono è una delle invenzioni che hanno rivoluzionato il mondo facendoci abituare a ritmi di vita instancabili e abbattendo le distanze. Il merito, logicamente, non è tutto e solo di questo genere di comunicazione, questo è poco ma vero, non si può nemmeno trascurare però, il ruolo che lo scambio telefonico ha nella vita di tutti i giorni. Ancora oggi, quasi ogni giorno, la tecnologia fa passi da gigante e propone una nuova “invenzione” rivoluzionaria che cambierà le nostre vite. È stato così per il telefono, per il cellulare per i nuovi smarthphone… oggi giorno anche l’apparecchio telefonico più semplice di questo mondo svolge mille funzioni prima impensabili: rubrica, sveglia, promemoria, orologio, per non parlare poi delle funzioni: auricolare, viva voce, vibrazione, multicanale, avviso di chiamata, conference call… insomma chi più ne ha più ne metta. Vien da pensare che sia ormai superfluo telefonare, la posta, la posta elettronica, le chat, i programmi di messaggistica istantanea, i mezzi di trasporto sempre più economici e veloci abbattono il mito della “telefonata che allunga una vita”. È pur vero però, che il piacere di una telefonata non è sostituibile con altro.

 

Il telefono VOIP creato da Brondi

Il telefono VOIP creato da Brondi

Le tecnologie però, rendono questo piacere sempre più economico, e grazie in particolare alle tariffe flat, ovvero tariffe fisse tutto compreso, il costo di una telefonata è divenuto irrisorio (anche se paragonato agli standard di alcuni anni fa in corrispettivo alle tecnologie è ancora troppo alto e da ancora troppo margine ai gestori telefonici). Per abbassare ancora di più i prezzi allora si ricorre a nuovi protocolli, i cosiddetti VoIP.

 

Un protocollo VoIP, ovvero Voce tramite Protocollo Internet è una tecnologia nemmeno troppo nuova ma che si sta migliorando negli ultimi anni, che permette di telefonare, con una qualità degna di nota, sfruttando le connessioni internet o comunque una rete dedicata che utilizzi un protocollo IP. I provider VoIP sono molti e rendono possibile effettuare telefonate con questi protocolli anche “da casa” senza per questo dover usare o addirittura possedere un computer e senza che nessuno, né chi chiama, né chi riceve, si accorgano della differenza. Secondo questo protocollo una serie di dati vocali viene pacchettizzata e trasferita ad un ricevente in formato digitale, alle due estremità dei decodificatori effettuano la dovuta conversione. Questo genere di tecnologia abbatte i costi, soprattutto per le telefonate a lunga distanza, aumentano le possibilità e le infrastrutture non richiedono la stessa manutenzione di quelle attualmente in uso.

 

 

La conversazioni Voice Over IP protocols si stanno talmente diffondendo che anche Skype, uno dei primi ad adottare questo genere di mezzo ha deciso di migrare alla telefonia “fissa” creando un telefono da casa per VoIP. La cosa non dovrebbe sorprenderci se si pensa al fatto che molte delle aziende telefoniche già usano questo genere di tecnica senza che ci sia nemmeno comunicato. Skype allora crea una proposta veramente interessante che vale la pena di prendere in considerazione malgrado i possibili lati negativi. L’offerta di skype è molto semplice: un cordless che può sostituire il vostro attuale telefono di casa e che risponde ad un normale numero di telefono che può essere chiamato da qualsiasi altro telefono (come già succede per le reti comuni di telefonia), senza che però nessuno degli interlocutori noti alcuna differenza le chiamate inoltrate attraverso questo cordless e da lui ricevute viaggeranno attraverso un protocollo Voice Over IP protocols. Quali sono i vantaggi di questa idea? Il primo e più ovvio è il costo.

 

 I telefoni cordless Skype sono comuni a quelli attualmente in commercio anche per design altamente decorativo e funzionalità, mantengono la possibilità di rubriche, sveglie e tanto altro ma una telefonata verso cellulare o estero arriva a costare anche solo 1,7 centesimi di euro al minuto. Dato il suo funzionamento la tariffa non varia a seconda degli orari o dei giorni della settimana dandovi quindi piena flessibilità in  ogni momento, in più le telefonate tra due utenti Skype sono addirittura gratuite. Le tariffe sono varie e tutte convenienti, si può optare per un pagamento a consumo, si pagano solo le telefonate effettuate e si ricarica il proprio account quando lo si desidera, in questo modo è anche molto più semplice controllare il credito e il tetto di spesa mensile. Oltre che non è più necessario pagare mensilmente ma i tempi di pagamento si riversano su di noi. L’alternativa è un pagamento fisso mensile, molto adatto a chi effettua un alto numero di telefonate e soprattutto per gli uffici. Con 3, 5, e 10 euro mensili è possibile chiamare tutti i fissi in Italia, Europa o nel Mondo e per alcune nazioni come USA e Giappone è addirittura incluso, in questo costo, il costo delle telefonate a cellulari. Skype inoltre, non vincola a nessun contratto a lunga scadenza ma in ogni momento è possibile rescindere l’accordo senza nessuna penale, o alternare ad altri metodi, come un telefono fisso.

 

Sara

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